Incentivo assunzione percettori Rdc, l’istanza telematica disponibile dal 15 novembre

Con messaggio n. 4099 dell’8 novembre 2019, l’Inps comunica le modalità operative per la richiesta e la fruzione dell’incentivo all’assunzione di percettori del reddito di cittadinanza

In merito all’applicazione dell’incentivo all’assunzione di percettori del reddito di cittadinanza (art. 8, D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, conv. in L. 28 marzo 2019, n. 26), l’Inps rende noto che sul sito istituzionale, nella sezione “Portale delle Agevolazioni” (ex sezione DiResCo), entro il 15 novembre 2019 sarà reso disponibile il modulo di richiesta dell’agevolazione, denominato “SRDC – Sgravio Reddito di Cittadinanza – art. 8 del d.l. n. 4/2019”. Il datore di lavoro interessato ad accedere all’incentivo dovrà inviare la domanda telematica per il riconoscimento dell’agevolazione, nonché la determinazione dell’importo e della durata. Nella medesima istanza, sarà necessario indicare se l’assunzione del beneficiario del Rdc riguardi un’attività lavorativa coerente con il percorso formativo seguito in base al patto di formazione. Tale circostanza, infatti, determina per il datore di lavoro una fruizione del beneficio in misura ridotta, in quanto una quota dell’incentivo, pari all’importo mensile già riconosciuto al datore di lavoro sulla base delle regole che determinano la misura dello stesso e, comunque, non superiore alla metà del reddito di cittadinanza spettante, viene riconosciuta, sempre in forma di sgravio contributivo, anche all’Ente di formazione che ha qualificato o riqualificato il lavoratore assunto. Al riguardo, l’Ente potrà verificare l’ammontare dello sgravio spettante mediante la consultazione di un’apposita utility che verrà messa a disposizione dall’Istituto.
L’Inps, una volta ricevuta la domanda telematica, mediante i propri sistemi informativi centrali:
– verificherà preventivamente che il datore di lavoro abbia comunicato la disponibilità dei posti vacanti (vacancy) alla piattaforma digitale dedicata al Rdc presso l’ANPAL;
– calcolerà l’ammontare e la durata del beneficio spettante in base alle informazioni sul Reddito di cittadinanza in suo possesso e in base all’ammontare dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore  dichiarati nella richiesta;
– consulterà il Registro nazionale degli aiuti di Stato per verificare che per quel datore di lavoro vi sia possibilità di riconoscere aiuti de minimis;
– fornirà, eventualmente, un riscontro di accoglimento della domanda, contestualmente elaborando il relativo piano di fruizione.
L’importo dell’incentivo riconosciuto dalle procedure telematiche costituirà l’ammontare massimo dell’agevolazione che potrà essere fruita nelle denunce contributive. Lo sgravio sarà riconosciuto in base al minor valore tra il beneficio mensile del Rdc spettante al nucleo familiare, il tetto mensile di 780,00 euro e i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore calcolati con riferimento al rapporto di lavoro a tempo pieno. Pertanto, nelle ipotesi di assunzione a tempo pieno e successiva trasformazione in part-time (art. 8, D.Lgs. n. 81/2015), sarà onere del datore di lavoro eventualmente riparametrare l’incentivo spettante in base ai contributi effettivamente dovuti e fruire dell’importo ridotto. La fruizione del beneficio per il datore di lavoro e per l’ente di formazione accreditato potrà avvenire mediante conguaglio/compensazione nelle denunce contributive (flusso UniEmens o DMAG).
I datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens, a partire dal flusso di competenza novembre 2019, esporranno il beneficio spettante valorizzando all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <Incentivo>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “RDCP”, avente il significato di “Incentivo reddito di cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.
Per il recupero dell’incentivo relativo ai mesi di competenza da aprile 2019 a ottobre 2019, le aziende dovranno avvalersi della procedura di regolarizzazione. I dati così esposti nell’UniEmens saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure con il codice “L522”, avente il significato di “conguaglio incentivo reddito di cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019”.
Per le modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione dell’agevolazione in misura ridotta per assunzione successiva all’intervento dell’Ente Formatore, i datori di lavoro autorizzati, per esporre il beneficio spettante, a partire dal flusso UniEmens di competenza novembre 2019, dovranno valorizzare, all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <Incentivo>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “RDCD”, avente il significato di “Incentivo reddito di cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019 ridotto”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.
Per il recupero dell’incentivo relativo ai mesi di competenza da aprile 2019 a ottobre 2019, le aziende dovranno avvalersi della procedura di regolarizzazione. I dati sopra esposti nell’UniEmens saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure con il codice “L523”, avente il significato di “conguaglio Incentivo Reddito di Cittadinanza art. 8 del decreto legge 28 gennaio 2019 ridotto”.

Impresa in regime forfetario: l’avviamento è imponibile

Con la Risposta a interpello n. 478 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di cessione d’azienda di un’impresa in regime forfetario, la parte di corrispettivo imputabile ad avviamento deve essere assoggettata ad imposta, applicando la tassazione separata se ricorrono le condizioni ovvero l’imposizione sostitutiva del regime forfetario.

Il regime “forfetario” rappresenta il regime fiscale naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché sussistano i requisiti e non si verifichino le cause ostative previste dalla normativa speciale di riferimento.
In merito alla determinazione del reddito imponibile per i soggetti in regime forfetario, è stato chiarito che in un’ottica di maggiore semplificazione devono ritenersi prive di rilevanza fiscale le plusvalenze e le minusvalenze realizzate in corso di regime, anche se riferite a beni acquistati negli anni che hanno preceduto l’adozione del regime agevolato.
Ciò in quanto, in base al regime forfetario i costi dell’attività d’impresa, ivi compresi quelli relativi agli specifici beni relativi all’impresa stessa, sono deducibili forfetariamente.
In altri termini, considerato che il costo per l’acquisto di beni d’impresa non è deducibile, il legislatore non ha disciplinato la fase di realizzo dei beni stessi, riconoscendo implicitamente la non rilevanza fiscale di eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate dalla loro cessione.
In caso di cessione d’azienda, tuttavia, l’eventuale plusvalenza realizzata risulta imputabile sia ai beni ceduti, sia all’avviamento.
Con riferimento al corrispettivo imputabile all’avviamento, non si è in presenza di un plusvalore relativo a un bene relativo all’impresa il cui costo non è stato oggetto di deduzione ai fini fiscali, ma di un valore rappresentativo della capacità reddituale prospettica, in quanto tale riconducibile nell’ambito dei ricavi e pertanto fiscalmente rilevante.
Di conseguenza il valore dell’avviamento deve essere assoggettato a tassazione.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile:
– assoggettare l’avviamento a tassazione separata, se sussistono i presupposti (avviamento realizzato mediante cessione a titolo oneroso di aziende possedute da più di cinque anni);
– far concorrere il valore dell’avviamento alla determinazione dell’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti nel periodo imposta, cui applicare il coefficiente di redditività per determinare il reddito imponibile.

“Non emesse” le fatture elettroniche scartate

Si considerano non emesse la fattura elettronica o le fatture del lotto di cui al file scartato dal SdI (AGENZIA DELLE ENTRATE – Principio di diritto 11 novembre 2019, n. 23).

La mancata emissione della fattura nei termini legislativamente previsti – cui va equiparata la tardività di tale adempimento comporta, in primis, l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 6 del d.lgs. n. 471 del 1997 ossia, per ciascuna violazione:
– fra il novanta e il centoottanta per cento dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato con un minimo di 500 euro (cfr. il comma 1, primo periodo, nonché il successivo comma 4);
– da euro 250 a euro 2.000 quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo.
Troveranno altresì applicazione, non cumulativa, ma alternativa tra loro, gli istituti individuati nell’articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (concorso di violazioni e continuazione) e nell’articolo 13 del medesimo d.lgs. (c.d. “ravvedimento operoso”).
Il legislatore, inoltre, con specifico riferimento al primo periodo di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica tramite SdI (primo semestre del 2019) ha statuito che le sanzioni sopra individuate:
– non trovano applicazione qualora la fattura elettronica sia regolarmente emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’IVA relativa all’operazione documentata;
– sono ridotte dell’80 per cento, se la fattura elettronica è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione IVA del periodo successivo, riduzione che si applica sino al 30 settembre 2019 per i soli contribuenti che effettuano la liquidazione periodica dell’imposta con cadenza mensile.

Prorogato il CCNL dei Dirigenti delle Agenzie Marittime

 

 

Prorogato il CCNL per i dirigenti delle agenzie marittime raccomandatarie, agenzie aeree e mediatori marittimi.

Siccome il  31/12/2018 è scaduto il CCNL 31 per i dirigenti delle agenzie marittime raccomandatarie, al fine di consentire la definizione di un quadro di riferimento legislativo e contrattuale di maggiore stabilità, finalizzato a meglio affrontare ia situazione di incertezza nel settore nel suo complesso, e, contemporaneamente, di garantire la vigenza delle agibilità e delle tutele previste, le parti concordano di prorogarne la vigenza fino al 31/12/2019.
Al fine di garantire il processo di riallineamento della previdenza complementare del Fondo Mario Negri, le Parti concordano una variazione del 2% del contributo integrativo a carico del datore di lavoro di cui all’art 25, comma 6, del vigente CCNL.
Pertanto, per il periodo di proroga del suddetto CCNL (1/1/2019 – 31/12/2019) l’aliquota del contributo integrativo passa dall’attuale 2,11% al 2,15% della retribuzione convenzionale annua di cui al comma 8 dello stesso art. 25.

Le Parti riconfermano, inoltre, la necessità di affrontare le sfide indotte dalle profonde trasformazioni che investono le imprese ed i! lavoro manageriale e perciò intendono confermare il percorso contrattuale intrapreso in materia di welfare e bilateralità, come leva strategica competitiva.
A tale scopo, per tutto l’arco della proroga di cui sopra, le Parti concordano di mantenere un confronto aperto per approfondire le questioni legate alla sostenibilità del welfare e della bilateralità contrattuale attraverso una programmazione di incontri nel medio periodo. Nell’ambito di tale ciclo di incontri potranno essere altresì valutate specifiche esigenze degli strumenti di welfare contrattuale.
Per tutto quanto non previsto dal presente accordo, si rinvia alle disposizioni del vigente CCNL e successive integrazioni, che si intendono integralmente confermate fino alla suddetta data di scadenza.

Indici sintesi di affidabilità: chiarimenti sulle cause di esclusione

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulla causa di esclusione dagli ISA prevista per i periodi d’imposta nei quali il contribuente abbia iniziato o cessato l’attività ovvero non si trovi in condizioni di normale svolgimento della stessa (Agenzia Entrate – risposta n. 479/2019).

La causa di esclusione in commento prevede che gli indici non si applicano ai periodi d’imposta nei quali il contribuente ha iniziato o cessato l’attività ovvero non si trova in condizioni di normale svolgimento della stessa.
In relazione a tale seconda fattispecie, si considera non normale svolgimento dell’attività il periodo in cui l’impresa non ha ancora iniziato l’attività produttiva prevista dall’oggetto sociale (ad es. perché la costruzione dell’impianto da utilizzare per lo svolgimento dell’attività si è protratta oltre il primo periodo d’imposta, per cause indipendenti dalla volontà dell’imprenditore; non sono state rilasciate le autorizzazioni amministrative necessarie per lo svolgimento dell’attività).
Nei modelli ISA 2019 in cui viene richiesta la compilazione del campo “Anno d’inizio attività” le relative istruzioni chiariscono che: “Il dato riguardante l’anno di inizio attività deve essere fornito facendo riferimento alla relativa dichiarazione di inizio dell’attività comunicata all’Amministrazione Finanziaria”.
Tanto premesso, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la causa di esclusione in questione relativa all’inizio attività può essere dichiarata per il periodo di imposta per il quale la dichiarazione di inizio dell’attività è stata comunicata all’Amministrazione finanziaria.
Ricorrendone le condizioni, per i periodi d’imposta successivi, può essere dichiarata la causa di esclusione relativa al non normale svolgimento dell’attività.