I datori iscritti al FIS, fino a 15 dipendenti, possono accedere alla CIGD nelle Regioni del D.L. 9/2020

I datori di lavoro iscritti al FIS che occupavano fino a 15 dipendenti, che nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, interessate dal D.L. n. 9/2020, non potevano fruire dell’assegno ordinario e risultavano privi di tutela, possono accedere alla cassa integrazione in deroga, per il periodo massimo di un mese. Per i periodi non già coperti dalla prestazione in deroga autorizzata dalla Regione interessata, possono invece accedere alle prestazioni garantite dal FIS per il territorio nazionale (Inps, messaggio n. 1478 del 02 aprile 2020)

Tra le varie misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’art. 13, co. 4, del D.L. n. 9 del 2 marzo 2020, ha esteso la platea dei datori di lavoro che possono accedere alle prestazioni garantite dal Fondo di integrazione salariale (FIS) alle aziende che occupano più di 5 dipendenti, limitatamente ai datori che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per le unità produttive situate nei Comuni colpiti per primi dall’emergenza COVID-19, c.d.  “zone rosse” come individuate nell’Allegato 1 del D.P.C.M. del 1° marzo 2020:
1) nella Regione Lombardia:

– Bertonico;
– Casalpusterlengo;
– Castelgerundo;
– Castiglione D’Adda;
– Codogno;
– Fombio;
– Maleo;
– San Fiorano;
– Somaglia;
– Terranova dei Passerini.
2) nella Regione Veneto:
– Vò.
La previsione, peraltro, si applica anche alle unità produttive collocate al di fuori dei predetti Comuni, ma con esclusivo riferimento a quei lavoratori che, essendo residenti o domiciliati nei Comuni medesimi, non possano in alcun modo prestare la propria attività lavorativa, purché risultino alle dipendenze dell’azienda richiedente la prestazione alla data del 23 febbraio 2020.
Il successivo art. 17, co, 1, del citato D.L. n. 9/2020, ha previsto poi che le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con riferimento ai datori di lavoro del settore privato, compreso quello agricolo, con unità produttive ivi situate, nonché ai datori di lavoro che non hanno sede legale o unità produttiva od operativa in dette Regioni, limitatamente ai lavoratori residenti o domiciliati nelle predette Regioni, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di un mese, limitatamente ai lavoratori già in forza alla data del 23 febbraio 2020.
Infine, l’art. 19 del D.L.n. 18 del 17 marzo 2020, con il quale sono state emanate ulteriori norme speciali in materia di trattamento Cigo, assegno ordinario e Cigd, a valere sul territorio nazionale, ha esteso la possibilità di fruire della di assegno ordinario, con causale “COVID-19 nazionale”, anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
Orbene, per il periodo di copertura previsto dal D.L. n. 9/2020, i datori di lavoro iscritti al FIS che occupavano fino a 15 dipendenti, salvo che per le “zone rosse” dei Comuni individuati dal D.P.C.M. (art. 13, D.L. n. 9/2020), non potevano accedere all’assegno ordinario e risultavano privi di una tutela che li garantisse dalla sospensione o riduzione di orario per eventi oggettivamente non evitabili. Così, nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, interessate dal D.L. n. 9/2020, molti datori di lavoro iscritti al FIS con meno di 15 dipendenti hanno presentato domanda di accesso alla cassa integrazione in deroga alle suddette Regioni.
Pertanto, ad integrazione delle indicazioni di prassi già emanate (Inps, circolare n. 47/2020), su espressa indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per tali datori di lavoro, le domande presentate alle citate Regioni si considerano accoglibili per il periodo massimo concedibile (un mese) (art. 17, D.L. n. 9/2020). Le Regioni interessate, previa verifica del periodo di copertura della domanda, sono tenute ad inviare alla Direzione regionale dell’Inps di competenza il decreto con le modalità usuali, indicando esclusivamente il numero convenzionale “33192”, congiuntamente all’elenco di tali domande per consentire il pagamento della prestazione richiesta.
Evidentemente, i datori di lavoro così individuati potranno accedere alle prestazioni garantite dal FIS per il territorio nazionale (art. 19, D.L. n. 18/2020) esclusivamente per periodi che non risultano già coperti dalla prestazione in deroga autorizzata dalla Regione.

ENPACL proroga i versamenti contributivi 2020

In relazione allo stato di emergenza che interessa l’intero territorio nazionale, il Consiglio di Amministrazione dell’ENPACL ha adottato specifiche misure per consentire ai consulenti del lavoro di fronteggiare la situazione determinata dalla crisi epidemiologica. In particolare, sono stati sospesi i versamenti contributivi, con la possibilità di effettuarli negli ultimi quattro mesi del 2020.

In prima istanza, quando ancora lo stato di emergenza non era esteso a tutto il territorio nazionale, l’ENPACL ha disposto la sospensione dei versamenti contributivi fino al 31 dicembre 2020 per i Consulenti del Lavoro aventi residenza, domicilio o sede operativa in uno dei Comuni della “zona rossa” individuati dall’allegato 1 al dpcm 1° marzo 2020:
1) nella Regione Lombardia:
– Bertonico;
– Casalpusterlengo;
– Castelgerundo;
– Castiglione D’Adda;
– Codogno;
– Fombio;
– Maleo;
– San Fiorano;
– Somaglia;
– Terranova dei Passerini.
2) nella Regione Veneto:
– Vò.
In seguito all’ampliamento dello stato di emergenza, l’ENPACL ha disposto la sospensione della contribuzione obbligatoria di competenza dell’anno 2020 per i Consulenti del Lavoro di tutta Italia, concentrando i versamenti nell’ultimo quadrimestre 2020 a partire dal 16 settembre 2020.
Dunque, devono ritenersi cancellate le ordinarie scadenze di versamento, a decorrere da quella del 16 aprile 2020.
Tuttavia, durante tale periodo, resta la facoltà di effettuare versamenti spontanei in acconto della contribuzione obbligatoria 2020, senza vincoli di importo e date, e senza di specificare la tipologia di contributo (soggettivo o integrativo). I versamenti in acconto possono essere effettuati fino al 16 agosto 2020 (compreso) accedendo alla propria area riservata dei Servizi Enpacl on line, attraverso la funzione “Contribuzione – Versamenti in acconto”. In caso di opzione per il versamento tramite modello F24, in sede di compilazione della sezione “Altri enti previdenziali e assicurativi” devono essere indicati i seguenti dati:
– Codice ente (0006);
– Causale contributo (E053);
– Periodo di riferimento (da 01/2020 a 08/2020);
– Importi a debito versati (a piacere).
Dal 17 agosto 2020 in poi i versamenti spontanei in acconto non saranno più possibili.
In fase di dichiarazione contributiva annuale, da presentare entro il 16 settembre 2020, si dovrà specificare la tipologia di contributi (soggettivi o integrativi) a cui imputare i versamenti spontanei effettuati in acconto.

Oltre alla sospensione della contribuzione obbligatoria 2020, l’ENPACL ha previsto le seguenti misure di sostegno:
– la sospensione fino al mese di settembre 2020 di tutte le rateazioni in corso, per riscatto, ricongiunzione e per contribuzioni pregresse;
– una copertura collettiva in caso di decesso per tutti gli iscritti con età inferiore a 75 anni, con decorrenza 1° aprile 2020 e senza oneri per gli interessati;
– l’accesso al credito con finanziamenti di importo fino al 20% del volume d’affari dichiarato all’Ente nel 2019, nel limite di 50.000 euro, ad un tasso agevolato per fronteggiare la crisi di liquidità;
– l’erogazione (con procedura d’urgenza) di una somma pari a 3.000 euro per i consulenti del lavoro che si trovano in quarantena o isolamento su disposizione delle Autorità sanitarie;
– l’erogazione di un sussidio pari a 10.000 euro in caso di ricovero in strutture ospedaliere.

CONTRIBUZIONE OBBLIGATORIA 2020 IN SINTESI

Contributo soggettivo È dovuto dai Consulenti del Lavoro iscritti all’Ente, compresi i pensionati iscritti.
È calcolato applicando la percentuale del 12% al reddito professionale prodotto in forma individuale o associata nell’anno 2019. La percentuale è del 6% per i neo iscritti under 35 e i pensionati iscritti.
Il contributo soggettivo minimo deve essere corrisposto in 4 rate: 16 settembre 2020, 16 ottobre 2020, 16 novembre 2020 e 16 dicembre 2020.
Contributo integrativo È calcolato applicando la percentuale del 4% su tutti i compensi rientranti nel volume d’affari ai fini IVA. Il versamento deve essere effettuato indipendentemente dall’effettivo pagamento eseguito dal debitore. È comunque dovuto un contributo integrativo minimo da corrispondere entro il 16 settembre 2020.
Contributo di maternità È versato con la rata in scadenza il 16 settembre 2020. 
Dichiarazione obbligatoria e versamento Entro il 16 settembre 2020, tutti i Consulenti del Lavoro che risultino iscritti, anche per frazione d’anno all’Albo professionale, devono comunicare all’Ente, esclusivamente in via telematica, l’ammontare del reddito professionale e del volume d’affari ai fini IVA, conseguito e prodotto nell’anno 2019 nonché versare il contributo soggettivo (12% o 6% del reddito professionale, detratto il minimo) e il contributo integrativo. Tale versamento può essere effettuato in unica soluzione ovvero a rate (da due a quattro) con scadenza il 16 settembre 2020, 16 ottobre 2020, 16 novembre 2020 e 16 dicembre 2020.
Modalità di versamento Per il versamento sono previste due modalità alternative (valide anche per i versamenti spontanei in acconto):
pagoPA: la procedura rilascia un avviso di pagamento che può essere pagato sia attraverso la funzione nell’area riservata di Enpacl on line oppure attraverso i canali sia fisici che online di banche e altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP), come ad esempio:
a) presso le agenzie della banca;
b) tramite home banking;
c) presso gli sportelli ATM abilitati delle banche;
d) presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e Banca 5;
e) presso gli Uffici Postali.

modello F24: la procedura rilascia il modello F24 ordinario precompilato, che può essere pagato online utilizzando la Enpacl Card oppure attraverso i canali ordinari.

NUOVO CALENDARIO CONTRIBUZIONE OBBLIGATORIA 2020

16 settembre 2020

16 ottobre 2020

16 novembre 2020

16 dicembre 2020

– presentazione dichiarazione obbligatoria anno 2019;

– versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 100% o 1^ rata;

– versamento contributo maternità: 100%.

versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 2^ rata. versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 3^ rata. versamento contributi (soggettivo e oggettivo): 4^ rata.

COVID-19: operative le procedure di richiesta CIGO e assegno FIS, per la CIGD si attendono le Regioni

Con il messaggio n. 1287 del 20 marzo 2020, l’Inps fornisce una prima sintetica illustrazione delle indicazioni operative relative alle prestazioni di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, riferite all’emergenza Covid-19. Successivamente, a seguito del parere favorevole del Ministero vigilante, saranno fornite le istruzioni operative e procedurali di dettaglio, in merito all’applicazione dei suddetti benefici, con relativa circolare.

Come noto, tra le misure introdotte dal Decreto Cura Italia, si prevedono anche tutele a sostegno del reddito per la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa, mediante l’utilizzo esteso della cassa integrazione ordinaria, dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga.
Possono essere ammessi alla fruzione del trattamento di Cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale” i seguenti soggetti:
– imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
– cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative D.P.R. n. 602/1970;
– imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
– cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
– imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
– imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
– imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
– imprese addette all’armamento ferroviario;
– imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
– imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
– imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
– imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.
La domanda può essere presentata, con le consuete modalità, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e per una durata massima di 9 settimane, utilizzando la nuova causale denominata “COVID-19 nazionale”. Le aziende non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa, né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. Conseguentemente, l’azienda deve presentare in allegato alla domanda il solo elenco dei lavoratori beneficiari, ma non la relazione tecnica. Al riguardo, in attesa dell’adeguamento delle procedure, occorre allegare un documento fittizio nella sezione Allegati. Altresì, non occorre dare comunicazione all’Inps della “avvenuta informazione alle rappresentanze sindacali o alla rappresentanza sindacale unitaria”, così sui motivi della mancata comunicazione nel quadro N, va indicato “dispensa Art. 19 comma 2 DL 18/2020”.
Le aziende possono chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza COVID-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con diversa causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevale sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Tali autorizzazioni e domande sono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti.
In termini di istruttoria, sono previste numerose agevolazioni per favorire la massima fruizione delle integrazioni salariali:
– non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che essi siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;
– non si tiene conto dei limiti di durata (52 settimane nel biennio mobile; 24 mesi, 30 per le imprese del settore edilizia e lapideo, nel quinquennio mobile; 1/3 delle ore lavorabili);
– il termine di presentazione della domanda è individuato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
– i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste.
Oltre all’ordinaria modalità di erogazione delle prestazioni tramite conguaglio su Uniemens, è possibile scegliere il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.
Possono fruire dell’assegno ordinario, nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa:
– per il Fondo di integrazione salariale (FIS): i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, impiegati presso datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti. Peraltro, i datori di lavoro che hanno in corso un assegno di solidarietà possono accedere al trattamento anche per gli stessi lavoratori già beneficiari dell’assegno di solidarietà, a copertura delle ore di lavoro residue che non possono essere prestate per sospensione totale dell’attività.
– per i Fondi di solidarietà di settore: i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, esclusi i dirigenti, se non diversamente specificato dai regolamenti dei rispettivi fondi.
Anche a tal riguardo, la fase istruttoria è notevolmente semplificata, al fine di garantire un più agevole accesso alla prestazione e favorirne la massima fruizione:
– non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;
– non si tiene conto dei limiti di durata (52 settimane nel biennio mobile o 26 settimane nel biennio mobile per il Fondo di integrazione salariale; 24 mesi nel quinquennio mobile; 1/3 delle ore lavorabili);
– non si tiene conto del tetto contributivo aziendale;
– il termine di presentazione delle domande è individuato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
– i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste.
La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro esclusivamente on line sul sito www.inps.it, avvalendosi dei servizi per “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, opzione “CIG e Fondi di solidarietà”, selezionando la causale “Emergenza COVID-19 nazionale”. Alla domanda non deve essere allegata la scheda causale o altra documentazione probatoria, salvo il file csv che deve riportare l’elenco di tutti i dipendenti, interessati o meno dalla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Le aziende possono chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza COVID-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con altra causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevale sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Queste ultime vengono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti. Per i fondi di solidarietà alternativi (FSBA e somministrazione), la domanda va presentata direttamente al fondo di appartenenza e non all’INPS.
Oltre all’ordinaria modalità di erogazione della prestazione tramite conguaglio su Uniemens, è possibile scegliere il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.
A tutti i datori di lavoro del settore privato, compresi quello agricolo, pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, non rientranti nel campo di applicazione della CIGO, del FIS o dei Fondi di solidarietà, possono essere riconosciuti trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga per un periodo non superiore a nove settimane. Sono esclusi i datori di lavoro domestico ed i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio 2020. La prestazione è aggiuntiva rispetto alle disposizioni già adottate per i trattamenti in deroga concessi alle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e per la cosiddetta “zona rossa”.
Per i datori di lavoro con più di 5 dipendenti è necessario l’accordo sindacale, concluso anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, relativamente alla durata della sospensione del rapporto di lavoro. Per datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti, non è necessario l’accordo sindacale, neanche concluso in via telematica.
Ai fini del riconoscimento del trattamento non si applicano:
– le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro;
– il contributo addizionale;
– la riduzione in percentuale della relativa misura in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.
Le domande di accesso alla prestazione devono essere presentate esclusivamente alle Regioni e Province autonome interessate, che effettuano l’istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse. La prestazione è concessa con decreto delle Regioni e delle Province autonome interessate, le quali provvedono anche alla verifica della sussistenza dei requisiti di legge. Le Regioni inviano all’Istituto, in modalità telematica tramite il Sistema Informativo dei Percettori (SIP), il decreto di concessione, individuato con numero di decreto convenzionale “33193”, e la lista dei beneficiari.
Quanto alle modalità di ergazione, è possibile esclusivamente il pagamento diretto. Il datore di lavoro è tenuto ad inoltrare il modello “SR 41”.

Inpgi, il condono delle sanzioni civili per i datori di lavoro inadempienti

6 mar 2020 Con circolare n. 4 del 3 marzo 2020, l’Inpgi rende nota la possibilità di procedere alla sanatoria delle inadempienze contributive determinatesi entro il 25 febbraio 2020, tanto nei casi di evasione che di omissione contributiva, con l’integrale pagamento della contribuzione dovuta e di una somma aggiuntiva pari al 3%, in luogo delle sanzioni civili.

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, con nota del 25 febbraio 2020, ha approvato la delibera Inpgi del 24 ottobre 2019, a mezzo della quale l’Istituto, avvalendosi dell’autonoma potestà normativa in materia di sanzioni, ha riconosciuto ai datori di lavoro la facoltà di sanare le inadempienze contributive verificatesi entro la data di approvazione dell’atto da parte dei Ministeri vigilanti.
Pertanto, sia nei casi di evasione che di omissione contributiva, le inadempienze determinatesi entro il 25 febbraio 2020 nei confronti della Gestione previdenziale Inpgi sostitutiva dell’AGO (lavoro dipendente), anche se non ancora accertate, possono essere sanate con il pagamento integrale della contribuzione dovuta e di una somma aggiuntiva pari al 3% su base annua dei contributi non pagati, nel limite del 25% dell’importo totale dei contributi omessi o evasi.
Possono avvalersi della misura agevolativa i datori di lavoro tenuti al versamento dei contributi previdenziali per legge e/o contratto, debitori per omesso o ritardato pagamento degli stessi. La regolarizzazione può riguardare sia i soggetti già iscritti, che quelli di prima iscrizione. I periodi contributivi oggetto di regolarizzazione sono quelli maturati fino al 25 febbraio 2020 (periodo di paga di competenza “gennaio 2020”), essendo irrilevante che i debiti siano oggetto di controversie pendenti in sede amministrativa o giudiziale, qualsiasi sia il grado di giudizio.
Al riguardo, peraltro, per la presentazione di domande di sanatoria non è ammessa la riserva di ripetizione (Corte di Cassazione, S.U., sentenza n. 4918/1998), sicchè:
– nei casi di controversia amministrativa in atto, l’azienda che intenda avvalersi della sanatoria deve effettuare la dichiarazione di riconoscimento del debito contributivo;
– nei casi di controversia giudiziale, l’azienda deve, ulteriormente, effettuare la rinuncia agli atti ed all’azione relativa al debito contributivo oggetto di condono, fermo restando che anche l’Inpgi effettua identica rinuncia nel caso in cui abbia promosso azioni giudiziali contro l’azienda, previa dichiarazione di riconoscimento del debito contributivo da parte dell’azienda stessa.
Le istanze di condono relative all’intero contenzioso contributivo o a parte di esso, devono essere presentate dalle aziende all’Inpgi entro e non oltre lunedì 31 agosto 2020. A tal fine, per le richieste inoltrate a mezzo posta fa fede la data del timbro postale ovvero la data di inoltro della PEC.
Gli importi relativi ai contributi ed alle sanzioni possono essere versati in unica soluzione o mediante rateazione, con applicazione di un tasso di interesse dell’1,5% su base annua, sino a:
– 12 mesi, qualora l’importo oggetto di rateazione sia inferiore a 20.000,00 euro;
– 24 mesi, qualora l’importo sia compreso tra 20.001,00 e 50.000,00 euro;
– 36 mesi, qualora l’importo sia superiore 50.001,00 euro;
Nella domanda di condono, le aziende devono specificare il numero delle rate mensili in cui intendono effettuare il pagamento. Il mancato versamento di due rate anche non consecutive comporta, per il debito residuo, la decadenza dai benefici del condono e la conseguente attivazione delle procedure di recupero, con il ripristino delle sanzioni civili in misura intera.
La sanatoria può avere ad oggetto anche debiti contributivi per i quali l’azienda sia già stata ammessa al pagamento rateale, limitatamente alle rate non ancora pagate. Anche in tal caso, l’importo dovuto può essere corrisposto in un’unica soluzione ovvero in un numero di rate mensili da 12 a 36, ma comunque non superiori a quelle del precedente piano di ammortamento, non ancora scadute all’atto della presentazione della domanda di condono.
Il pagamento, in unica soluzione o in forma rateale, deve essere effettuato utilizzando il modello F24/accise, indicando il codice tributo “CR01”.
I moduli per la presentazione della domanda di condono, denominato “COND. 47/2019”, sono reperibili nella sezione modulistica del sito internet dell’Istituto (www.inpgi.it). Gli stessi vanno presentati, debitamente compilati e sottoscritti, entro la suddetta data di scadenza.
L’Istituto, verificata la domanda e la documentazione allegata, comunica all’azienda, a stretto giro di posta, l’ammissione al condono ed i termini per il versamento delle somme dovute.

Indebiti non pensionistici, le indicazioni Inps sulle modalità del recupero

Ai fini del recupero degli indebiti sulle prestazioni a sostegno del reddito, in mancanza della possibilità di compensazione impropria o laddove, dopo l’operazione, residui una parte di indebito da recuperare, si deve procedere mediante trattenuta sulla prestazione in corso di pagamento, nei limiti del quinto del totale dei trattamenti in godimento, al lordo delle ritenute fiscali, ovvero mediante rimessa in denaro, anche in maniera rateizzata, su domanda dell’interessato e solo per debiti superiori a 100,00 euro (Inps, messaggio 25 febbraio 2020, n. 734).

In attesa della emanazione di uno specifico regolamento recante criteri, termini e modalità di gestione del recupero dei crediti derivanti da indebiti non pensionistici, alle prestazioni a sostegno del reddito vanno applicate le disposizioni del Regolamento in materia di recupero indebiti da prestazioni pensionistiche e da trattamenti di fine servizio/fine rapporto nelle fasi antecedenti l’iscrizione a ruolo (Inps, determinazione presidenziale n. 123/2017), in quanto compatibili.
In primis, il procedimento amministrativo prevede la verifica della possibilità di effettuare una compensazione c.d. impropria. Essa richiede che il credito del percettore sia riferito ad arretrati sulla stessa prestazione. Per medesima prestazione a sostegno del reddito deve intendersi non genericamente una prestazione del medesimo tipo, ma specificamente quella che sorge dallo stesso titolo. A titolo esemplificativo, con riferimento alla disoccupazione agricola, il trattamento riferibile ad una specifica annualità; con riferimento alla NASpI, il trattamento collegato alla cessazione di uno specifico rapporto di lavoro. in tali casi, ha luogo l’elisione delle reciproche partite di debito-credito tra Inps ed assicurato/debitore. Il recupero dell’indebito non soggiace, in tal caso, al limite della misura del quinto della somma dovuta.
In secondo luogo, è previsto l’invio all’interessato di una nota di debito che, oltre alla specifica indicazione della motivazione a base dell’indebito, contiene la diffida a restituire la somma entro 30 giorni dal ricevimento della nota di debito da parte del debitore; la somma viene gravata degli interessi legali nei casi di dolo, ossia nelle ipotesi di c.d. indebito di condotta.
Trascorso infruttuosamente il termine di 30 giorni dal ricevimento della nota di debito da parte del debitore, ha luogo il recupero dell’indebito secondo il seguente ordine di priorità:
1) trattenuta su prestazioni in corso di pagamento, contenuta nei limiti del quinto della prestazione, da calcolare sul totale dei trattamenti in godimento, al lordo delle ritenute fiscali;
2) pagamento mediante rimessa in denaro. Al riguardo, è consentita la rateizzazione su domanda dell’interessato, solo per debiti superiori a 100,00 euro e le rate mensili correnti non possono essere di importo inferiore a 60,00 euro, fatta salva la rata finale. La durata del rateizzo non può essere superiore a:
– 24 mensilità per gli indebiti c.d. “di condotta”, ovvero connessi ad un elemento intenzionale o ad un comportamento commissivo od omissivo che ha generato la prestazione indebita (ad esempio, nel caso di disconoscimento del rapporto di lavoro cui è correlata la prestazione liquidata);
– 36 mesi per gli indebiti c.d. “civili”, ossia quelli per cui l’indebita erogazione risiede in fattori diversi dall’applicazione della specifica disciplina di settore (a titolo esemplificativo, gli indebiti derivanti da pronuncia di sentenza favorevole al beneficiario, riformata in un successivo grado di giudizio);
– 72 mensilità per gli indebiti c.d. “propri”, ossia quelli per cui la causa dell’indebito è da ricondurre ad una motivazione oggettiva insita nelle modalità di calcolo ed erogazione della prestazione.
Per gli indebiti “di condotta” e “civili” la rateizzazione può essere accordata solo per comprovate situazioni socio-economiche dell’interessato e con applicazione sul dovuto, già maggiorato degli interessi legali decorrenti dalle date di effettuazione dei singoli pagamenti, degli interessi legali di dilazione (art. 1282 c.c.) fino all’effettivo soddisfo.