Ultimi chiarimenti sui Contratti di rete

Online gli ultimi chiarimenti sulla modalità semplificata di scioglimento e cancellazione dal Registro imprese di un contratto di rete rimasto senza retisti e sull’ammissibilità di un contratto di rete tra professionisti, puro e misto (Ministero Sviluppo Economico – pareri del 28 gennaio 2020, nn. 23320 e 23331).

L’intera norma sui contratti di rete, anche nella parte relativa alla gestione del contratto è impostata nella logica esclusiva della multilateralità: il contratto deve essere costituito da almeno due imprenditori.
Ne consegue che la presenza di almeno due retisti deve essere assicurata per l’intera vita del contratto, così come nel consorzio.
Qualora venga meno la pluralità dei retisti, il mero atto di accertamento da parte dell’unico retista superstite, è sufficiente ai fini della richiesta di cancellazione del contratto dal Registro imprese. È possibile quindi evadere la richiesta di cessazione di un contratto di rete sulla base della semplice comunicazione di cessazione del retista superstite, considerando la sopravvenuta mancanza di plurità di imprenditori.

Riguardo invece ai soggetti ammessi a costituire e partecipare ai contratti di rete, è riconosciuta ai soggetti che svolgono attività professionale, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, la possibilità di costituire reti di esercenti la professione e consentire agli stessi di partecipare alle reti di imprese, in forma di reti miste.
Ne consegue che i professionisti, con esclusione delle imprese e dei piccoli imprenditori, possono costituire reti e partecipare a contratti di rete misti. Nello specifico, è prevista la possibilità creare reti pure di professionisti o reti miste, in cui ai professionisti possano affiancarsi le imprese.
In merito alla pubblicità del contratto, nel primo caso, risulta impossibile iscrivere il contratto di rete, sulla posizione di un soggetto che svolge attività professionale non iscritto al Registro imprese. In questa fase, è possibile, ai fini pubblicitari, la sola iscrizione dei contratti di rete misti, dotati di soggettività giuridica.

No all’iper ammortamento per la “locazione operativa” posta in essere da intermediari finanziari

Non si applica l’iper ammortamento all’intermediario finanziario che risulti titolare, nella veste di locatore, di un contratto denominato come “locazione operativa” di beni materiali strumentali in relazione al processo produttivo dell’impresa locataria. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Principio di diritto 28 gennaio 2020, n. 2).

L’iper ammortamento consiste in una maggiorazione del costo di acquisizione fruibile, ai soli fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, dai soggetti che acquisiscono da terzi, in proprietà o in leasing, i beni materiali strumentali nuovi compresi nell’elenco dei “Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «industria 4.0»”. I beneficiari dell’agevolazione, quindi, sono i proprietari (nel caso di acquisto in proprietà) o i locatari finanziari (nel caso di acquisto tramite leasing finanziario).
Sono, invece, esclusi dal beneficio i beni utilizzati in base ad un contratto di locazione operativa o di noleggio. Per tali beni, la maggiorazione, al ricorrere dei requisiti previsti, potrà spettare all’impresa di noleggio o che effettua la locazione operativa, ma a condizione che il noleggio o la locazione operativa costituiscano oggetto dell’attività principale o tipica dell’impresa, vale a dire che il processo di produzione del servizio di noleggio o di locazione operativa costituisca, sia sul piano tecnico che organizzativo, l’attività o una delle attività abitualmente svolte dall’impresa.
Tale condizione, si osserva, appare del tutto coerente con le caratteristiche dell’iper ammortamento (ma analoghe considerazioni valgono ovviamente anche per il super ammortamento). La finalità dell’agevolazione, infatti, è proprio quella di incentivare l’effettuazione di investimenti in beni strumentali materiali direttamente utilizzati dall’impresa per lo svolgimento della sua attività ordinaria: nello specifico, l’attività industriale di prestazione di servizi di noleggio o di locazione operativa.
Da quanto precede si può rilevare che tutti i soggetti potenziali destinatari dell’agevolazione (proprietario, locatario finanziario, impresa svolgente attività di noleggio o locazione operativa) sono accomunati dal fatto di essere, sia sul piano economico-patrimoniale e sia sul piano organizzativo, i soggetti che effettuano gli investimenti sopportandone in senso proprio i rischi e fruendo al contempo dei benefici derivanti dall’esercizio delle attività industriali o commerciali nei cui processi i nuovi beni strumentali sono inseriti.
Conseguentemente, devono ritenersi esclusi dai potenziali destinatari dell’agevolazione i soggetti che, come gli intermediari finanziari, pongono in essere dei contratti pur denominati (impropriamente rispetto all’accezione rilevante ai fini delle agevolazioni in discorso) come contratti di “locazione operativa”, atteso che in tali schemi contrattuali la proprietà formale dei beni non si ricollega allo svolgimento di attività di noleggio o locazione operativa in senso proprio, ma alla sola funzione di garanzia a tutela del rischio di credito assunto dal locatore.

Cambia il modello di esenzione del canone TV

In seguito alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2020 sono state aggiornate le modalità di richiesta dell’esenzione dal pagamento del canone TV per uso privato da parte dei cittadini di età pari o superiore a 75 anni, nonché di rimborso del canone versato dai contribuenti in possesso dei requisiti di esenzione (provvedimento 27 gennaio 2020, n. 18439)

La Legge di Bilancio 2020 ha stabilizzato, a decorrere dall’anno 2020, ad euro 8.000,00 la soglia redditualeai fini dell’esenzione del pagamento del canone di abbonamento televisivo in favore dei soggetti di età pari o superiore a 75 anni.
Si ricorda che l’agevolazione compete se nell’abitazione di residenza si possiedono uno o più apparecchi televisivi, mentre non compete nel caso in cui l’apparecchio televisivo sia ubicato in luogo diverso da quello di residenza.
Per fruire dell’agevolazione, l’interessato deve presentare una dichiarazione sostitutiva con cui attesta la sussistenza delle condizioni e dei requisiti che danno diritto all’esenzione, utilizzando l’apposita modulistica approvata dall’Agenzia delle Entrate col provvedimento n. 18439 del 2020:
– Modello di esenzione canone per gli over 75;
– Modello di rimborso canone per gli over 75.
I modelli sono disponibili sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e della RAI (www.canone.rai.it.).

REQUISITI DI ESENZIONE
I requisiti per accedere al beneficio sono:
– aver compiuto 75 anni di età entro il termine per il pagamento del canone TV (31 gennaio e 31 luglio di ciascun anno). In particolare, si ha diritto all’esenzione dal pagamento del canone per l’intero anno di riferimento se il compimento del 75° anno di età avviene tra il 1° agosto dell’anno precedente ed entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento. Se il compleanno cade tra il 1° febbraio e il 31 luglio, si ha diritto all’esenzione dal pagamento del canone per il secondo semestre dell’anno di riferimento;
– non convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, o dal soggetto unito civilmente, titolari di un reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti;
– possedere un reddito annuo che, unitamente a quello del proprio coniuge – o del soggetto unito civilmente – non sia complessivamente superiore a euro 6.713,98 (per le richieste di esenzione relative agli anni fino al 2017) oppure a euro 8.000,00 (per le richieste di esenzione relative all’anno 2018 e successivi).

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE

Entrambi i modelli possono essere presentati, unitamente ad una copia di un valido documento di riconoscimento, a mezzo del servizio postale in plico raccomandato, senza busta, all’indirizzo:
“Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale 1 di Torino, Ufficio Canone TV – Casella Postale 22 – 10121, Torino.
La richiesta (di esenzione o di rimborso) si considera presentata nella data di spedizione risultante dal timbro postale, e la ricevuta dell’avvenuta spedizione deve essere conservata ai fini dei controlli per l’ordinario termine di prescrizione decennale.

In alternativa, la richiesta (di esenzione o di rimborso) può essere trasmessa tramite messaggio PEC, all’indirizzo:
“cp22.canonetv@postacertificata.rai.it.”.
In tal caso i documenti devono essere firmati digitalmente dai richiedenti.

In alternativa, la richiesta (di esenzione o di rimborso) può essere consegnata presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate, allegando copia di un valido documento di riconoscimento.

SOGLIA DI REDDITO

Ai fini del calcolo del reddito utile per fruire del beneficio occorre effettuare la somma del reddito imputabile al soggetto interessato all’agevolazione e del reddito imputabile al coniuge/soggetto unito civilmente allo stesso. Vanno conteggiati i redditi riferiti all’anno precedente a quello per il quale si intende fruire dell’agevolazione.
Il reddito che rileva ai fini della fruizione dell’esenzione è dato dalla somma:
– del reddito imponibile risultante dalla dichiarazione dei redditi presentata per l’anno d’imposta precedente. Per coloro che sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione, si assume a riferimento il reddito indicato nella CU;
– dei redditi soggetti ad imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta, quali, ad esempio, gli interessi maturati su depositi bancari, postali, BOT, CCT e altri titoli di Stato, nonché i proventi di quote di investimenti;
– delle retribuzioni corrisposte da enti o organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica;
– dei redditi di fonte estera non tassati in Italia.

Sono esclusi dal calcolo:
– i redditi esenti da IRPEF (ad esempio pensioni di guerra, rendite INAIL, pensioni erogate ad invalidi civili);
– i trattamenti di fine rapporto e relative anticipazioni;
– il reddito della casa di abitazione principale e relative pertinenze;
– i redditi soggetti a tassazione separata.

Potenziale cancerogenicità dell’industria della gomma: malattia professionale e prescrizione dell’azione

La manifestazione della malattia professionale, rilevante quale dies a quo per la decorrenza del termine prescrizionale, può ritenersi verificata, quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, quali la domanda amministrativa, nonchè la diagnosi medica, contemporanea, dalla quale la malattia sia riconoscibile per l’assicurato (Cassazione, ordinanza n. 1661/2020).

La Corte di appello di Torino, confermando la sentenza del Tribunale di Cuneo, ha rigettato la domanda proposta del lavoratore finalizzata ad ottenere dall’Inail il riconoscimento della malattia professionale da cui era affetto (patologia neoplastica vescicale diagnosticata nel settembre 2007), per l’intervenuta prescrizione dell’azione, essendo stata la domanda amministrativa presentata solo nel dicembre 2012.
Il primo giudice aveva fatto correttamente decorrere il termine di prescrizione triennale per l’azione previsto dal D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 112 dalla diagnosi della malattia trattandosi di malattia tabellata ed indicata, dal d.m. 14 gennaio 2008, come patologia la cui origine lavorativa è di elevata probabilità in caso di esposizione ad ammine aromatiche e correlata come lavorazione-esposizione all’industria della gomma, in considerazione anche del fatto che lo stesso ricorrente aveva fatto riferimento ad un procedimento penale risalente al 2005 avente ad oggetto omicidio e lesioni personali relativi a colleghi di lavoro colpiti da patologie neoplastiche e non aveva contestato la dedotta sussistenza di conoscenze scientifiche, all’epoca della diagnosi, che collegavano la malattia denunciata all’attività lavorativa di lavorazione dei pneumatici.
Il ricorso presentato dal lavoratore in cassazione non merita accoglimento: secondo il più recente orientamento della giurisprudenza della Corte, la manifestazione della malattia professionale, rilevante quale dies a quo per la decorrenza del termine prescrizionale, può ritenersi verificata, quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale e il suo grado invalidante siano desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato, quali la domanda amministrativa, nonchè la diagnosi medica, contemporanea, dalla quale la malattia sia riconoscibile per l’assicurato.
Quanto, poi, alla “manifestazione”, quale fatto normativamente previsto dall’indicato art. 112, la Cassazione ha già da tempo avuto modo di evidenziare che essa è l’oggettiva possibilità che il fatto sia conosciuto dal soggetto interessato, e cioè la sua “conoscibilità”; tale conoscibilità coinvolge l’esistenza della malattia, ed i suoi caratteri di professionalità ed indennizzabilità; la conoscibilità, dunque, è cosa diversa dalla conoscenza ed altro non è che la possibilità che un determinato elemento (nella fattispecie la origine professionale di una malattia) sia riconoscibile in base alle conoscenze scientifiche del momento, possibilità che esclude anche che sia necessario che l’origine professionale sia già stata riconosciuta in sede giudiziaria o amministrativa. Pertanto deve escludersi l’esistenza dei vizi attribuiti alla sentenza impugnata, atteso che l’interpretazione della disposizione in parola fornita dalla Corte territoriale è assolutamente conforme al contenuto normativo della disposizione in questione.
La Corte territoriale ha fatto coincidere, nella sua indagine, il decorso della prescrizione con la diagnosi della malattia ed ha fatto riferimento alla conoscibilità dell’eziologia professionale della malattia avuto riguardo alle conoscenze scientifiche del momento che consentivano certamente di collegare la malattia sofferta all’attività lavorativa.
Circa la lamentata omissione di fatto decisivo, si è chiarito come l’art. 360, primo comma, n. 5, cod.proc.civ., riformulato dall’art. 54 del dl. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, abbia introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per Cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia).
Costituiscono, quindi, un “fatto”, agli effetti dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod.proc.civ., non una “questione” o un “punto”, ma un vero e proprio “fatto”, in senso storico e normativo, un preciso accadimento ovvero una precisa circostanza naturalistica, un dato materiale, un episodio fenomenico rilevante; non costituiscono, viceversa, “fatti”, il cui omesso esame possa cagionare il vizio ex art. 360, comma 1, n. 5, cod.proc.civ., le argomentazioni o deduzioni difensive; gli elementi istruttori; una moltitudine di fatti e circostanze, o il “vario insieme dei materiali di causa”, risulta quindi inammissibile l’invocazione del vizio di cui all’art. 360 n. 5 cod.proc.civ. per sostenere il mancato esame di deduzioni istruttorie, di documenti, di eccezioni di nullità della sentenza non definitiva e degli atti conseguenti, di critiche rivolte agli elaborati peritali o della “non contestazione dell’avvenuta usucapione” o per lamentarsi di una “motivazione non corretta”.

Per tali motivazioni, il ricorso è stato rigettato.

CCNL CREDITO ACRI: primo aumento retributivo

 

Per effetto dell’accordo 19/12/2019 di rinnovo del CCNL per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti dalle imprese creditizie, dall’1/1/2020 entrano in vigore i nuovi minimi retributivi

 

Settore Credito: Si riportano i minimi retributivi in vigore dall’1/1/2020 come previsto dal verbale di accordo del 19/12/2019, sottoscritto tra ABI e FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA, UNITÀ SINDACALE FALCRI-SILCEA-SINFUB, per rinnovare il CCNL per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti dalle imprese creditizie, finanziarie e strumentali.

RETRIBUZIONE CONTRATTUALE dall’1/1/2020

Qualificati

Livello

Minimo

Area Quadri Livello 4 4.427,75
Area Quadri Livello 3 3.760,58
Area Quadri Livello 2 3.361,47
Area Quadri Livello 1 3.167,54
Area 3 Livello 4 2.796,90
Area 3 Livello 3 2.589,30
Area 3 Livello 2 2.446,23
Area 3 Livello 1 2.320,91
Area 1 Ausiliare 2.098,40
Area 2 Livello 1 2.098,40
Area 2 Livello 2 2.098,40
Area 2 Livello 3 2.098,40
Guardia Notturna 2.098,40
Area 3 Liv.1 Ins. prof. Ass.>4/2015 2.033,15
Area 3 Livello 1- Inserimento prof. 1.858,08

Apprendisti Professionalizzanti dal 19/12/2019

Livello

Da mese

A mese

Minimo

1 A3 1 18 2.098,40
19 36 2.320,91
 2 A3 1 18 2.320,91
19 36 2.446,23
3 A3 1 18 2.446,23
19 36 2.589,30
4 A3 1 18 2.589,30
19 36 2.796,90

Apprendisti Professionalizzanti dal 26/4/2019

Livello

Da mese

A mese

Minimo

1 A3 1 36 1.858,08