Congedo obbligatorio e facoltativo per il padre, le modalità per il conguaglio delle indennità

Le modalità operative per la compilazione del flusso UniEmens nel caso di anticipazione, da parte del datore di lavoro, dell’indennità economica al padre lavoratore dipendente che fruisca degli istituti del congedo.

I nuovi istituti del congedo obbligatorio e facoltativo sono previsti, in via sperimentale per gli anni 2013-2015, a favore del padre lavoratore dipendente, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio. Il congedo obbligatorio, pari ad un giorno, si configura come un diritto autonomo, indipendente dal diritto della madre all’astensione per maternità. Diversamente, la fruizione, da parte del padre, del congedo facoltativo, di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo. Al padre, per tali giornate, è anticipata, dal datore di lavoro, un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione, fatti salvi i casi in cui sia previsto il pagamento diretto da parte dell’Istituto.
Il conguaglio nel flusso mensile UniEmens avviene valorizzando l’elemento <CausaleRecMat> di <MatACredAltre> di <MatACredito>, con le seguenti nuove causali, in relazione alle due diverse tipologie di congedo:

Causale  Significato
L060 Indennità per congedo obbligatorio del padre di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92
L061 Indennità per congedo facoltativo del padre di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92

Nell’elemento<ImportoRecMat>, invece, va indicato l’importo dell’indennità anticipata, mentre le giornate di assenza del padre nell’elemento <CodiceEvento> di <Settimana> con i nuovi valori:

Causale  Significato
MA8  Congedo obbligatorio del padre di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92
MA9  Congedo facoltativo del padre di cui all’articolo 4, comma 24, lettera a), della legge 28 giugno 2012, n. 92

Nell’elemento <DifferenzeAccredito> occorre valorizzare il <CodiceEvento> MA8 o MA9 e nell’elemento <DiffAccreditoImporto> l’imponibile perso.

Cassazione: legittimo il licenziamento per attività sportiva “incompatibile”

E’ legittimo il licenziamento del dipendente che continua a praticare una disciplina sportiva, mettendo a rischio il suo stato di salute in quanto la condotta grave mina irrimediabilmente il rapporto fiduciario con l’azienda (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. lav. – Sentenza 09 gennaio 2015, n. 144).

Il fatto al vaglio dei giudici riguarda l’attività svolta da un dipendente che aveva continuato a svolgere una pratica sportiva del tutto incompatibile con le sue condizioni fisiche, senza riferire alcunché al proprio datore di lavoro, creando le condizioni per il rischio di aggravamento delle condizioni stesse.
Tale comportamento, infatti, aveva comportato il licenziamento dello stesso dipendente in quanto lo stesso era stato ritenuto dall’azienda grave ed irrimediabilmente lesivo del rapporto fiduciario, posto che proprio in ragione dello condizioni di salute, il datore di lavoro aveva assegnato allo stesso mansioni ridotte e diverse da quelle precedentemente svolte, sopportando un inevitabile danno dal punto di vista dell’efficienza produttiva ed organizzativa.
Pertanto, in conformità con la Corte territoriale, anche la Corte di Appello aveva validato la legittimità del licenziamento vista la mancanza di doveri di correttezza e buona fede in ambito lavorativo.
Di contro, il dipendente aveva sostenuto che nessun danno concreto si era verificato e non vi era da parte sua alcuna coscienza dell’illiceità del proprio comportamento, in quanto, secondo lo stesso, l’obbligo di buona fede non può trasformarsi, per una sola delle parti del contratto, nel dovere di organizzare la propria vita in funzione della massimizzazione delle proprie capacità di rendimento lavorativo.
Tuttavia, la suprema Corta ha ritenuto che l’obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato ha un contenuto più ampio di quello risultante dall’art. 2105 cc, dovendo integrarsi con altri che impongono correttezza e buona fede anche nei comportamenti extralavorativi, necessariamente tali da non danneggiare il datore di lavoro. Per cui, in tema di licenziamento per violazione dell’obbligo di fedeltà, il lavoratore deve astenersi dal porre in essere non solo i comportamenti espressamente vietati ma anche qualsiasi altra condotta che risulti in contrasto con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa, ivi compresa la nera preordinazione di attività contraria agli interessi del datore di lavoro potenzialmente produttiva di danno.
Pertanto, secondo la Suprema Corte, la Corte del merito, dopo aver accertato che l’attività sportiva svolta dal ricorrente non era compatibile con le sue condizioni fisiche che avevano ridotto la sua capacità lavorativa con rischio di aggravamento delle condizioni stesse, aveva ritenuto correttamente che siffatto comportamento fosse contrario ai doveri di buona fede e correttezza, considerando, sotto il profilo valutativo, anche ai fini della proporzionalità della sanzione, detto comportamento grave ed irrimediabilmente lesivo dal rapporto fiduciario con l’azienda, posto che, proprio in ragione delle sue condizioni di salute, il datore di lavoro lo aveva assegnato a mansioni ridotte e diverse da quelle precedentemente svolte, sopportando un inevitabile danno dal punto di vista dell’efficienza produttiva ed organizzativa.
Allo stesso tempo, inoltre, non può ipotizzarsi secondo la Cassazione, una non coscienza da parte del lavoratore della contrarietà ai principi di correttezza e buona fede considerato che, come sottolineato dalla Corte del merito, proprio in ragione delle sue condizioni fisiche la società lo aveva adibito a mansioni ridotte.

Firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL logistica, trasporto e spedizione

 

Sottoscritta, l’1/8/2013, traAITI, FEDESPESI, FEDIT, FISI, ANITA, CONFTRASPORTO, FAI, TRASPORTOUNITO FIAP e FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI l’ipotesi di accordo l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL di settore scaduto il 31/12/2012. Le parti scioglieranno la riserva entro il 30/9/2013.

L’accordo prevede un aumento a regime di 108 euro da riparametrare al 3° livello Super, da ripartire nelle seguenti tranches:
– 35 euro dall’1/6/2013
– 35 euro dall’1/10/2014
– 38 euro dall’1/10/2015

Livello Dall’1/6/2013 Dall’1/10/2014 Dall’1/10/2015 Totale Parametri
Quadri 44,81 44,81 48,65 138,27 169
42,16 42,16 45,77 130,09 159
38,71 38,71 42,03 119,45 146
3° Super 35,00 35,00 38,00 108,00 132
3° Super Junior 34,20 34,20 37,14 105,55 129
3°J 33,94 33,94 36,85 104,73 128
4°S 32,35 32,35 35,12 99,82 122
4°J 31,55 31,55 34,26 97,36 119
30,76 30,76 33,39 94,91 116
6°S 28,90 28,90 31,38 89,18 109
6°J 26,51 26,51 28,79 81,82 100

La prima rata di aumento assorbe interamente la rata di acconto di pari importo prevista dall’accordo del 5/6/2013 che pertanto non deve essere erogata. Le parti convengono altresì che, ai fini del prossimo rinnovo dei minimi contrattuali, la nuova base di computo su cui calcolare gli aumenti sarà pari a 1.779 euro mensili riferita al 3° livello Super.

Questi i minimi:

Livello Dall’1/6/2013 Dall’1/10/2014 Dall’1/10/2015
Quadri 2.014,92 2.059,73 2.108,38
1.891,78 1.933,94 1.979,71
1.738,00 1.776,71 1.818,74
3° Super 1.569,37 1.604,37 1.642,37
3° Super Junior 1.528,25 1.562,45 1.599,59
3°J 1.454,53 1.488,47 1.525,32
4°S 1.415,56 1.447,91 1.483,03
4°J 1.386,71 1.418,26 1.452,52
1.296,13 1.326,89 1.360,28
6°S 1.193,44 1.222,34 1.253,72
6°J 2.014,92 2.059,73 2.108,38

Una tantum
Ai lavoratori a tempo indeterminato in servizio alla data di stipula del presente accordo verrà corrisposto, a copertura del periodo 1 gennaio – 31/5/2013, un importo forfetario di 88 euroerogato in due rate di 44 euro ciascuna, con le competenze del mese di novembre 2013 e febbraio 2014.

Apprendistato Professionalizzante
Il periodo di prova degli apprendisti sarà pari a quello previsto per i qualificati a seconda dei livelli di inquadramento. Qualora l’apprendista, in precedenti rapporti di lavoro, abbia frequentato corsi formativi inerenti al profilo professionale da conseguire, certificati dalle aziende o da Enti all’uopo autorizzati, il periodo di prova sarà ridotto della metà.

 

Contratto di lavoro a tempo determinato
L’intervallo di tempo per la riassunzione a termine del lavoratore è fissato in 20 giorni in caso di contratto di durata fino a 6 mesi e in 30 giorni nel caso di contratto di durata superiore a 6 mesi per tutte le fattispecie di legittima apposizione del termine. Qualora la riassunzione avvenga prima dei suddetti termini il secondo contratto si considera a tempo indeterminato

 

Trasferte
Gli importi giornalieri delle indennità di trasferta saranno incrementati di:
– € 0,60 dal 1° gennaio al 31 Dicembre dell’anno 2014
– € 0,60 dal 1° gennaio al 31 Dicembre dell’anno 2015

Permessi giornalieri retribuiti per il personale viaggiante
Per gli anni 2014 e 2015 , le 4,5 giornate di permesso retribuito in ragione di anno di servizio o frazione di esso in luogo della fruizione saranno obbligatorimente monetizzate in ragione del 75% del valore corrispondente dei predetti permessi.
Tale importo sarà erogato, in via anticipata, nel mese di febbraio di ciascun anno di vigenza contrattuale, salvo eventuali conguagli. Tale disposizione ha validità fino alla scadenza del presente contratto. Entro e non oltre il 31/10/2015 le parti si incontreranno per verificare le condizioni di prosieguo del presente provvedimento.

L’Agenzia delle entrate risponde ai quesiti sulla “mediazione tributaria”

Nell’ambito della Mediazione tributaria vengono sciolti alcuni dubbi relativi all’applicabilità della mediazione ai provvedimenti di irrogazione delle sanzioni, ai rapporti intercorrenti tra la mediazione tributaria e la definizione agevolata, alla mediazione tributaria e acquiescenza, all’autotutela parziale, alla determinazione del valore della controversia in caso di accertamento nei confronti dei soggetti aderenti al consolidato nazionale.

PROVVEDIMENTI DI IRROGAZIONE DELLE SANZIONI

Il contribuente, qualora intenda proporre ricorso contro un provvedimento, emesso dall’Agenzie delle Entrate, di sola irrogazione di sanzione tributaria di valore non superiore a € 20.000, è tenuto preliminarmente a presentare istanza di mediazione tributaria.
L’Ufficio, successivamente alla presentazione dell’istanza, verifica la fondatezza dei motivi in base ai quali si contesta l’atto impugnato, provvedendo all’annullamento totale o parziale dell’atto, se sussistono profili di illeggittimità della sanzione o, nel caso in cui la sanzione sia stata irrogata in misura superiore al minimo edittale, valuta se sussitono i presupposti per procedere alla rideterminazione del suo ammontare.
Nel caso di accordo, le sanzioni si applicano nella misura del 40%, fermo restando che in ogni caso la misura delle sanzioni non può essere inferiore al 40% dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che:
– i provvedimenti di erogazione delle sanzioni in materia di trasmissione telematica delle dichiarazioni da parte degli intermediari rientrano tra gli atti per i quali opera la mediazione tributaria;
– devono ritenersi escluse dalla mediazione tributaria, le controversie sulla sanzione per mancata emissione della ricevuta o dello scontrino fiscale.
Per quanto riguarda i provvedimenti di irrogazione delle sanzioni per omessi o tardivi versamenti a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione, l’Ufficio recupera il tributo non versato e irroga una sanzione pari al 30%. La medesima sanzione si applica nell’ipotesi in cui il controllo automatizzato evidenzi un tardivo versamento.
Se si effettua il pagamento entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, la sanzione viene ridotta al 10%.
La somma, se non corrisposta, sarà iscritta a ruolo, e diverrà impugnabile secondo le regole della mediazione tributaria qualora non superi € 20.000.

RAPPORTI INTERCORRENTI TRA LA MEDIAZIONE TRIBUTARIA E LA DEFINIZIONE AGEVOLATA

La sanzione può essere irrogata autonomamente, attraverso l’atto di contestazione o, con atto contestuale all’avviso di accertamento di rettifica, se collegata al tributo cui si riferiscono.
Nel caso di sanzione irrogata con atto di contestazione, l’autore della violazione, può alternativamente:
– definire la sanzione, con il pagamento nella misura ridotta ad un terzo (se l’importo è corrisposto entro i termini a disposizione per la presentazione del ricorso);
– presentare deduzioni difensive (in tal caso l’Ufficio, provvede, comunque ad irrogare la sanzione);
– impugnare l’atto innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale. In tal caso, qualora il valore della controversia non superi € 20.000, sussite l’obbligo di presentare preventivamente l’istanza di mediazione.

RIDUZIONE DELLE SANZIONI IN CASO DI MEDIAZIONE

Per l’Ufficio, costituisce una facoltà e non un obbligo, la formulazione di una proposta di mediazione per il pagamento integrale del tributo con beneficio della riduzione delle sanzioni.
In caso di mediazione, la sanzione accertata viene confermata oppure rideterminata, non è ammessa l’applicazione di una riduzione diversa rispetto a quella al 40%.
Nell’ipotesi di un avviso di accertamento con il quale si procede al recepuero del tributo, l’Ufficio può verificare l’esistenza dei presupposti per procedere a una rideterminazione della misura della sanzione irrogata, riducendola ad esempio al minimo edittale. Per effetto della conclusione dell’accordo di mediazione, il beneficio della riduzione al 40% trova applicazione con riferimento alla sanzione cosi rideterminata.
Per il cumulo giuridico, in caso di mediazione, lo sconto va calcolato sulla sanzione relativa alla violazione più grave aumentata da un quarto al doppio (importo che però non deve superare la somma delle sanzioni previste per ogni singola trasgressione).

MEDIAZIONE TRIBUTARIA E ACQUIESCENZA

Nel caso in cui, un contribuente, in seguito a una notifica di un avviso di accertamento provveda al pagamento della sanzione prima della notifica dell’istanza di mediazione, l’importo da pagare viene ridotto secondo le disposizioni previste dall’art. 15, D.Lgs. n. 218/1997.

AUTOTUTELA PARZIALE

Nell’ipotesi in cui intervenga un provvedimento di autotutela parziale in pendenza dei termini di proposizione del ricorso, per effetto del quale la controversia risulti non superiore a € 20.000, il contribuente è comunque tenuto a presentare l’istanza di mediazione considerato che il valore della controversia (al momento dell’impugnazione) non è superiore a € 20.000.
Nel caso in cui, successivamente alla notifica del ricorso giurisdizionale ma prima del deposito di quest’ultimo nella segreteria della Commissione tributaria provinciale, intervenga un provvedimento di autotutela parziale che riduce la pretesa tributaria a un valore non superiora a € 20.000, non è applicabile l’istituto della mediazione tributaria, dato che il valore della controversia al momento dell’impugnazione è superiore a € 20.000.

CONSOLIDATO NAZIONALE

Nel caso in cui venga emesso un atto unico nei confronti dei soggetti aderenti al consolidato nazionale e qualora la consolidante presenti il modello IPEC ai fini dello scomputo delle perdite del consolidato, il valore della controversia deve essere determinato con riferimento all’imposta accertata nell’atto unico originario.

Contro le doppie imposizioni il Fisco approva nuovi modelli

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento datato 10 luglio 2013, n. 84404, al fine di migliorare le relazioni con i contribuenti, residenti e non residenti, ha ritenuto opportuno aggiornare la modulistica fiscale internazionale per adeguarla all’evoluzione delle basi giuridiche internazionali di riferimento, secondo i principi di trasparenza dell’attività amministrativa e di semplificazione degli adempimenti per tutti i contribuenti interessati.

I modelli approvati sono i seguenti:
– I modelli di domanda di rimborso, esonero dall’imposta italiana o applicazione dell’aliquota ridotta sui redditi corrisposti a soggetti non residenti in forza delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni sui redditi.
Questi modelli, contraddistinti dalle lettere A, B, C e D, sono utilizzati rispettivamente nel caso di redditi relativi a dividendi, interessi, canoni e altre tipologie di reddito disciplinate dagli specifici articoli delle medesime Convenzioni e sono utilizzati dai soggetti non residenti in Italia che percepiscono redditi di fonte italiana e che posseggono i requisiti previsti dalla specifica Convenzione della quale gli stessi chiedono l’applicazione.
– Il modello per l’applicazione della direttiva del Consiglio 90/435/CEE del 23 luglio 1990 (direttiva “madre-figlia”) utilizzato per ottenere l’esenzione dell’imposta italiana sui dividendi e sugli altri strumenti finanziari equiparati distribuiti da una società “figlia” italiana alla società “madre” o sua stabile organizzazione situate in un altro Stato membro dell’Unione europea.
– Il modello per l’applicazione della direttiva del Consiglio 2003/49/CE del 3 giugno 2003 (direttiva “interessi e canoni”) che sostituisce lo schema di modello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 2008/7077 del 15 gennaio 2008.
– Il modello di attestazione di residenza fiscale per i soggetti residenti in Italia, con le relative istruzioni, da presentare all’Amministrazione fiscale dello Stato estero, nel quale il contribuente ha prodotto il reddito in un dato anno, al fine di usufruire dei benefici previsti dalla Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore con detto Stato.
L’attestato di residenza fiscale può essere richiesto a qualsiasi Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate.