CCNL Lavanderie industriali: Elemento perequativo a dicembre

Con la retribuzione del mese di dicembre, ai lavoratori dipendenti dalle imprese del sistema industriale integrato di servizi tessili e medici affini, spetta un elemento di perequazione.

In assenza di contrattazione aziendale o nel caso che la contrattazione aziendale si chiudesse senza formale accordo entro il mese di novembre di ciascun anno, verrà erogata con la retribuzione del mese di dicembre una somma lorda a titolo perequativo onnicomprensiva e non incidente sul T.F.R. per un importo pari ad € 200,00.
In caso di inizio o cessazione del rapporto di lavoro, o in caso di contratto di lavoro part-time, nel corso dell’anno di riferimento, la cifra sarà riproporzionata, computando come mese intero la frazione di mese superiore a 15 giorni. Nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro antecedente il momento della corresponsione dell’elemento perequativo, fermo restando i criteri di maturazione dello stesso, l’importo verrà corrisposto all’atto della liquidazione delle competenze di fine rapporto.

Revoca dei benefici “prima casa” per tardivo trasferimento della residenza

I benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile vengono revocati (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 27 novembre 2019, n. 30935).

 

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, la contribuente ha separatamente impugnato un avviso di liquidazione per revoca dell’imposta sostitutiva agevolata sui finanziamenti, nonché un avviso di liquidazione per maggiore IVA e irrogazione sanzioni relativo all’anno di imposta 2010, in relazione all’atto di acquisto 30 marzo 2010 di un immobile destinato a prima casa, quale effetto del disconoscimento dei benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica dal Comune di Trento al Comune di Roseto degli Abruzzi nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile.
La contribuente successivamente ricorre in cassazione con due motivi:
– con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione di legge nella parte in cui la sentenza impugnata non ha preso in esame la prima richiesta di trasferimento, effettuata nei diciotto mesi dall’atto di acquisto, ma solo la seconda; deduce parte ricorrente come il Comune di Roseto degli Abruzzi abbia accertato nei diciotto mesi dalla data di acquisto l’effettiva presenza della contribuente presso la nuova residenza, deducendo come il mancato trasferimento della residenza anagrafica sia ascrivibile a fatti non imputabili alla contribuente; rileva come la seconda domanda di trasferimento non costituisca revoca della precedente domanda ma una mera sollecitazione al Comune, tanto che il cambio di residenza è andato a buon fine;
– con il secondo motivo si deduce nullità delle sentenze, per non avere le sentenze impugnate rilevato incidentalmente l’illegittimità del provvedimento emesso dal Comune di Trento che negava l’autorizzazione al trasferimento presso la nuova abitazione, anziché dedurre che la contribuente non avesse provveduto ad impugnarlo, dando conseguentemente rilievo alla iniziale richiesta di trasferimento della residenza avvenuta nel termine di 18 mesi dall’acquisto;
Per la Suprema Corte entrambi i motivi di ricoso sono inammissibili.

INL: condizioni per la geolocalizzazione dei lavoratori

L’Ispettorato nazionale del lavoro – nel rispetto di alcune precise condizioni – ritiene autorizzabile, ai sensi dell’art. 4, L. n. 300/1970, l’installazione di un applicativo sugli smartphone dei drivers di varie società cui è affidata l’attività di consegna da parte di una società commitente (Nota n. 9728/2019).

L’adozione dei provvedimenti autorizzativi da parte degli Ispettorati territoriali del lavoro è ammessa, in primo luogo, nel limite in cui presso le diverse società a cui viene affidata l’attività di consegna non siano costituite rappresentanze sindacali aziendali o unitarie ovvero, se costituite, il tentativo di accordo abbia avuto esito negativo.
Sulla base della documentazione prodotta ed esaminata, secondo l’INL, sussistono le “specifiche” esigenze organizzative e produttive richieste, considerato che il suddetto applicativo:
– consente ai lavoratori (drivers) la visualizzazione dell’elenco delle consegne da effettuare durante la giornata lavorativa ai clienti della società commitente;
– consente alla ditta e alla società committente di conoscere in tempo reale la correttezza e tempestività delle consegne;
– monitora in tempo reale le consegne/resi rimanenti durante la giornata;
– acquisisce una reale ed evidente prova in caso di controversia con il cliente.
Il sistema appare inoltre funzionale ad assicurare le esigenze di “sicurezza del lavoro”, sia perché agevola il reperimento del corriere in caso di emergenza, sia perché i drivers possono comunicare al proprio datore di lavoro (la ditta) eventuali anomalie del veicolo e/o chiedere soccorso in caso di incidenti o malori.
L’applicativo in concreto consente di scaricare sullo smartphone l’elenco delle spedizioni affidate ad ogni singolo corriere, ma non fornisce indicazioni su un determinato percorso da seguire, né un ordine preciso delle consegne; consente di concludere la consegna facendo firmare il cliente direttamente sul display dello smartphone oppure sul documento di consegna (DDT), solo in questo caso e in maniera automatica avviene la geo localizzazione del lavoratore; consente di trasmettere alla ditta e alla società committente la conferma della consegna, con l’indicazione della data e dell’ora dell’avvenuta consegna; infine di comunicare al proprio datore di lavoro eventuali anomalie del veicolo o richieste di aiuto ed in questo caso si attiva la geo localizzazione del lavoratore.
La geolocalizzazione del lavoratore, dunque, non è continua ma si attiva solo al momento della consegna della merce e nel caso di richiesta di aiuto da parte dello stesso lavoratore, chiudendosi successivamente.
Ciò premesso, l’Ispettorato ritiene che sussistano i presupposti normativi per il rilascio della autorizzazione di cui all’art. 4 della L. n. 300/1970, indipendentemente dall’effettuazione di ulteriori accertamenti tecnici preventivi, nel rispetto tuttavia di alcune condizioni. Sarà necessario da parte dell’azienda fornire apposita informativa scritta ai lavoratori in merito alle modalità di funzionamento, all’effettuazione dei controlli e alle finalità che giustificano la relativa autorizzazione; bisognerà comunicare le eventuali modifiche, preventivamente autorizzate, alle modalità di funzionamento, di conservazione dei dati e loro gestione.
L’installazione e l’utilizzo dell’applicativo nonché il trattamento, la conservazione e la protezione dei dati e delle informazioni raccolte tramite lo stesso, dovrà avvenire nel rispetto delle disposizioni normative in materia di protezione dei dati personali.
L’accesso ai dati raccolti dall’applicativo per le finalità sopra indicate, da parte dei soggetti incaricati, dovrà essere tracciato tramite apposite funzionalità al fine di conoscere a quali dati si è avuto accesso e la relativa motivazione.
 L’Ispettorato territoriale potrà effettuare eventuali accertamenti in ordine al corretto utilizzo dell’applicativo, conformemente alle specifiche tecniche fornite dall’azienda e allegate al provvedimento autorizzativo.

Redditometro: la rilevanza del principio della “famiglia fiscale”

In caso di accertamento sintetico del reddito (c.d. “Redditometro”), il contribuente ha l’onere di provare che il maggior reddito accertato è riferibile al nucleo familiare (principio della “famiglia fiscale”) (Corte di cassazione – sentenza n. 31782/2019).

A stabilirlo sono stati i giudici della Corte di Cassazione che si sono espressi sul principio della “famiglia fiscale” ai fini del redditometro, principio che consente di individuare correttamente il perimetro di ricchezza di una persona, e sull’onere probatorio da parte del contribuente.

Va detto che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, gli uffici finanziari possono determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, sulla base degli indici di spesa riguardanti il cd. redditometro, e tale metodo di accertamento dispensa l’Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su di essi e resta a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

Detto questo, i giudici hanno affermato che, a fronte della determinazione redditometrica del reddito delle persone fisiche, la prova contraria consistente nel possesso di redditi ad opera del contribuente si può configurare anche a carico dei familiari, compreso il coniuge in separazione dei beni.

Rimborso vaccinazioni negli Studi Professionali

Fino al 31/12/2019 Cadiprof rimborsa la metà del costo del vaccino antinfluenzale acquistato in farmacia.

Fino al 31/12/2019 è prevista l’iniziativa della la Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori degli Studi Professionali (Cadiprof), per sensibilizzare i propri iscritti alle vaccinazioni per tutto il nucleo familiare (iscritto/a, coniuge e figli fino al compimento del 18° anno di età).
Oltre al rimborso dei costi per la vaccinazione influenzale stagionale, sono inclusi in garanzia tutti i principali vaccini antivirali e anti-batterici (HPV, Meningococco, Pneumococco, Epatite, Morbillo, ecc.).
Il rimborso è pari al 50% della spesa e riguarda la maggior parte dei vaccini il cui costo resta a carico delle famiglie.
La prestazione è erogabile fino a concorrenza dei limiti di rimborso massimo sotto indicati:
– euro 250,00 (duecentocinquanta) per anno
– con un sotto massimale di 100 € (cento) per ciascun iscritto
– con un sotto massimale di 150 € (centocinquanta) per coniuge e figli richiedibile per nucleo familiare.
Per l’attivazione del rimborso, oltre al modulo Pacchetto Famiglia (mod. PF1712), è necessario presentare la seguente documentazione:
– Autocertificazione dello Stato di Famiglia;
– Copia fotostatica degli scontrini/ticket con specifica indicazione del codice fiscale del soggetto beneficiario (“scontrino parlante”);
– Attestazione del medico curante o del pediatra;
– Copia dell’ultima busta paga.