Bibite alla spina: arrivano gli incentivi alla vendita

Contributi economici per gli esercizi di vicinato e medie strutture di vendita che si attrezzano per incentivare il consumo di prodotti sfusi o alla spina (art. 7, D.L. n. 111/2019).

Al fine di ridurre la produzione di rifiuti e contenere gli effetti climalteranti, agli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura, che attrezzano spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti alimentari e detergenti, sfusi o alla spina, è riconosciuto, in via sperimentale, un contributo economico a fondo perduto pari alla spesa sostenuta e documentata per un importo massimo di euro 5.000 ciascuno, corrisposto secondo l’ordine di presentazione delle domande ammissibili, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, sino ad esaurimento delle predette risorse e a condizione che il contenitore offerto dall’esercente non sia monouso.

Entro due mesi saranno definite le modalità per l’ottenimento del contributo nonché per la verifica dello svolgimento dell’attività di vendita per un periodo minimo di tre anni a pena di revoca del medesimo contributo.

Licenziamento illegittimo e risarcimento, l’onere probatorio per detrarre l’aliunde perceptum

Nell’ipotesi di licenziamento dichiarato illegittimo e di conseguente risarcimento del danno al lavoratore, il datore di lavoro che invochi l’aliunde perceptum da detrarre al risarcimento dovuto, deve allegare circostanze di fatto specifiche e, ai fini dell’assolvimento del relativo onere della prova su di lui incombente, è tenuto a fornire indicazioni puntuali, rivelandosi inammissibili richieste probatorie generiche o con finalità meramente esplorative (Corte di Cassazione, sentenza 11 ottobre 2019, n. 25677)

Una Corte di appello territoriale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di prime cure, dopo aver escluso la fondatezza della domanda di accertamento di un lavoratore al superiore inquadramento e di pagamento delle conseguenti differenze retributive, aveva dichiarato illegittimo il licenziamento intimatogli a motivo che le sue condizioni fisiche non ne consentivano l’ulteriore impiego nelle mansioni svolte e che non vi era possibilità, data la completezza dell’organico, di assegnarlo ad altre equivalenti. Secondo la Corte, il datore di lavoro, pur essendone onerato, non aveva dato prova della impossibilità di ricollocazione del lavoratore in mansioni equivalenti o anche inferiori, neppure prospettate, essendo stato il lavoratore dichiarato inidoneo alla mansione specifica di fattorino addetto al recapito, ma non anche allo svolgimento di altre mansioni compatibili con le sue condizioni di salute.
Avverso detta sentenza propone così ricorso in Cassazione la società, lamentando che se l’onere della prova in materia di “repechage” è a carico del datore di lavoro, il lavoratore è comunque tenuto ad indicare possibili impieghi alternativi, in un’ottica di cooperazione secondo lealtà e buona fede. Altresì, la Corte avrebbe omesso di prendere in esame le eccezioni di aliunde perceptum e percipiendum e le relative istanze istruttorie.
Secondo la Suprema Corte il ricorso è in parte inammissibile, in parte infondato.
In particolare, la società ricorrente si duole di una illogica ricostruzione di fatto, in tema di ricollocazione del lavoratore, ma dietro lo schermo della denuncia di violazione o falsa applicazione di norme di diritto, essa, nella sostanza della censura, sollecita una rilettura e un diverso apprezzamento del materiale di prova acquisito al giudizio e, cioè, il compimento di un’attività giurisdizionale estranea alla funzione assegnata alla Corte di legittimità ed invece propria esclusivamente del Giudice di merito. Il motivo, poi, è comunque infondato laddove pone un obbligo/onere di collaborazione a carico del lavoratore, avente ad oggetto l’indicazione di possibili impieghi alternativi in azienda, dovendosi ribadire l’ormai consolidato orientamento, per il quale, in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, spetta al datore di lavoro l’allegazione e la prova dell’impossibilità di “repechage” del dipendente licenziato, in quanto requisito di legittimità del recesso datoriale, senza che sul lavoratore incomba un onere di allegazione dei posti assegnabili, essendo contraria agli ordinari principi processuali una divaricazione tra i suddetti oneri (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 5592/2016).
Inoltre, anche l’ulteriore motivo dedotto non può trovare accoglimento. Sempre secondo consolidato orientamento, in tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che invochi l’aliunde perceptum da detrarre dal risarcimento dovuto al lavoratore, deve allegare circostanze di fatto specifiche e, ai fini dell’assolvimento del relativo onere della prova su di lui incombente, è tenuto a fornire indicazioni puntuali, rivelandosi inammissibili richieste probatorie generiche o con finalità meramente esplorative.

Proroga incarichi del personale docente Afam

La nota dell’11/10/2019 del Dipartimento per la formazione superiore e ricerca del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca proroga incarichi a tempo determinato del personale docente a.a. 2019-2020, accogliendo le richieste presentate nelle settimane scorse dalla FLC CGIL.

Il Capo del Dipartimento per la formazione superiore e ricerca del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha fornito indicazioni alle istituzioni Afam affinché, nel caso in cui non sia possibile individuare per tempo l’avente titolo in base alle procedure di assegnazione della sede degli aspiranti inseriti nelle graduatorie nazionali, siano confermati i contratti a tempo determinato già stipulati per l’anno accademico 2018/2019.
Pertanto, al fine di assicurare un puntuale inizio delle attività didattiche per l’anno accademico 2019/2020 e laddove non sia possibile individuare per tempo l’avente titolo in base alle procedure di assegnazione della sede dalle vigenti Graduatorie Nazionali, possono essere confermati, in relazione alla disponibilità del posto, i contratti a tempo determinato già stipulati per l’anno accademico 2018/20119. A seguito dell’individuazione dell’avente titolo sarà quindi nominato il docente titolare.

Contribuzione 3° trimestre 2019 al Fondo Arco

Indicate le modalità operative per la contribuzione al Fondo Arco relativamente al 3° trimestre 2019

Al fine di facilitarvi negli adempimenti relativi alla prossima scadenza contributiva del 21/10/2019, il Fondo illustra la regolamentazione e le modalità operative da seguire.

Le aliquote contributive sono le seguenti:
– CCNL LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO INDUSTRIA (ANDIL, ASSOBETON) e PMI (ANIEM, ANIER/CONFIMI IMPRESA): a decorrere dal 01/03/2019 la contribuzione del 1,70% a carico dell’azienda, ferma restando all’ 1,50% la contribuzione a carico dell’iscritto.
– CCNL LEGNO INDUSTRIA (FEDERLEGNOARREDO) e PMI (UNITAL-Confapi): a decorrere dal 01/01/2019 la contribuzione è del 2,10% a carico dell’azienda, ferma restando all’ 1,30% la contribuzione a carico dell’iscritto.

Al fine del corretto abbinamento dei contributi è necessario che il bonifico sia effettuato dalle aziende entro e non oltre il 21/10/2019 sul seguente conto corrente:
Codice IBAN: IT25Z0500001600CC0017629800
Il BIC code è: CIPBITMMXXX
Presso: DEPObank – BANCA DEPOSITARIA ITALIANA (ex NEXI S.p.A.), Via Anna Maria Mozzoni, 1.1 – 20152 Milano MI
Intestato a: Fondo Pensione ARCO
Nello spazio riservato alla causale del versamento (o per le eventuali informazioni) dovrà essere obbligatoriamente inserita la seguente codifica:
Codice fiscale azienda (11 caratteri) spazio
Ragione sociale azienda (massimo 40 caratteri) spazio
AAAATT (anno e trimestre di competenza dei contributi)

Il ritardo del bonifico e/o nell’invio della distinta di contribuzione, ovvero le differenze tra l’importo dei bonifici e delle distinte, comportano l’impossibilità per il Fondo di riconciliare i versamenti e quindi di attribuirli sulle singole posizioni dei soci. Conseguentemente il lavoratore associato subisce un danno economico, derivante dalla mancata attribuzione nei tempi previsti dei contributi e delle relative rivalutazioni. Inoltre, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, non è possibile liquidare all’aderente o trasferire ad altro Fondo Pensione il patrimonio maturato.
In caso di mancato o ritardato versamento delle contribuzioni. l‘azienda è tenuta a versare al Fondo delle sanzioni.

Fondo Previmoda: aumento del contributo per il CCNL Tessile – Industria

Variato, dal corrente mese di ottobre, il contributo a carico dell’azienda da versare al fondo di previdenza complementare Previmoda per i dipendenti dell’industria Tessile e abbigliamento Moda

 

Fermo restando il contributo a carico del lavoratore pari all’1,50% dell’E.R.N., il contributo a carico azienda è elevato al 2,00% dell’E.R.N.con decorrenza dal 1/10/2019.
Resta salva la possibilità per il lavoratore di versare un contributo superiore, secondo quanto previsto da Previmoda